IN VINO

Il vino in musica tra XV e XVI secolo

 

La Rossignol

LAURA BOSSI, MARA FONTANELLA, soprani; ROBERTO QUINTARELLI, contralto, flauto contralto, nacchere; IGOR DENTI, tenore; FRANCESCO ZUVADELLI, basso, organo; ALBERTO ROCCO, canto gregoriano; ERICA SCHERL, viella, violino antico, castagnette, campanelli; MATTEO PAGLIARI, flauti, flauto a tamburo, traversiere, bombarda; LUCIO TESTI, ciaramelli, cromorni, bombarda; FEDELE STUCCHI, trombone a tiro rinascimentale; CLAUDIO DEMICHELI, spinetta, organo, ghironda, cornamusa, chitarrino; DOMENICO BARONIO, liuto, chitarrino, colascione, tamburi, tamorra

 

PROGRAMMA

 

Nuptiae factae sunt                               

Se fastu in quella vigna                        

Ave color vini clari                                

Nous boirons du vin clairet                 

Bon vin je ne te puis laisser                

Baco baco santo Idio                            

Bacco Bacco                                          

Adieu ces bons vins de Lannois         

Margot labourez les vignes                 

La Magdalena                                         

So trinken vir alle                                  

Oy comamos y bebamos                       

The wine that I so dearly got               

Margot labourez les vignes                 

Il piacere                                                 

Hau le boys                                             

Or sus, or sos bovier                            

Bevons ma commere                            

Quand je bois du vin clairet                 

Pavana di vino nero e bianco              

Vignon vignette                                     

Diixit Dominus                                          

 

 

 

Ave color vini clari / ave sapor sine pari / tua nos inebriari…”  Tutte le qualità e tutti i meriti della vite e del vino trovano costanti riconoscimenti in tutta la storia della musica ed il Rinascimento non fa eccezione: sia in ambito ecclesiale che profano, sia colto che popolare, è possibile rilevare una grandissima attenzione all’argomento, con canti e danze tese a celebrare il piacere e le virtù del vino.

Frutto del lavoro dell’uomo, il vino disseta, nutre, allontana i mali, dà gusto alla vita, aguzza i sensi e rende baldanzosi. Nelle feste vino e musica divengono inseparabili: la taverna è un luogo di piacere, il banchetto nobile, attraverso il quale il Signore si impone alla ammirazione e al rispetto di amici e nemici, è una girandola di suoni, di colori, di fantasia, di magnificenza; tutto è per stupire, meravigliare, per far sembrare tutto più eccezionale e straordinario. In esso si apprezzano i cibi con cinque sensi: la vista, l’olfatto, il tatto, il gusto ed anche con l’udito, poiché ogni vivanda, naturalmente servita con il vino appropriato, viene presentata, commentata ed accompagnata da musiche e danze specifiche. La celebre “Cena” realizzata a Ferrara da Alphonso d’Este, che ci ha tramandato Christofaro da Messisbugo in “Banchetti et compositioni di vivande…”, ne è buona testimonianza, ma molte sono le cronache del tempo, come, ad esempio,  quella di Olivier de La Marche, che ci  descrive “La festa del fagiano”, voluta nel 1454 da Filippo il Buono per raccogliere finanziamenti e consensi per la crociata contro i Turchi,  in cui si legge “… La seconda tavola, reggeva una torta con dentro ventotto persone che, quando fu il loro turno, suonarono strumenti musicali … La quarta era un barile nel centro di una vigna, che conteneva due vini diversi…”

            Le testimonianze provengono da amanuensi e stamperie di tutta Europa e sottolineano la diffusione ampissima  di una bevanda che esula dal suo significato proprio per acquisirne altri simbolici. In ambito profano il vino è la fonte stessa della festa e del divertimento, dispensatore di ebbrezza, di brindisi cantati da allegre brigate, non manca mai sulle tavole dei signori ed è dono di ambasciate; per la Chiesa il vino ha una grande valenza, la più alta che si possa immaginare: la trasformazione nel sangue di Cristo durante l’Eucaristia. Non a caso, infatti, abbiamo voluto abbracciare simbolicamente questa festa cantata e suonata, con i melismi del canto gregoriano, costante riferimento in tutta la musica rinascimentale.            Il programma, molto godibile ed intrigante, viene proposto da un organico che si avvale di strumenti e stili esecutivi d’epoca e propone canti e musiche sul tema in voga nei Sec. XV e XVI.